PROFILO COMPOSITORI, AUTORI

Marco Di Bari (1958) vai agli altri compositori

Marco Di Bari abruzzese, nato nel 1958, ha iniziato lo studio del pianoforte con M. Fumo e quello della composizione con G. Pernaiachi presso il Conservatorio di Pescara, proseguendo gli stessi studi con B. Canino e L. Lombardi presso il Conservatorio di Milano dove si è diplomato in composizione elettroni-ca sotto la guida di R. Bianchini. Fondamentale per la sua formazione si è rivelato l'incontro con A. Gen-tilucci, per anni suo maestro. Ha inoltre seguito i corsi di composizione e direzione d'orchestra presso la Hochschule Für Musik di Vienna conducendo contemporaneamente gli studi umanistici presso la Facoltà di Lettere di Chieti. I suoi lavori sono stati eseguiti in Italia, America, Giappone, Germania, Francia, Olanda, Svezia, Spagna, Romania, Inghilterra, Kazhakistan, nell'ambito di prestigiose manifestazioni e sedi. È stato invitato quale unico italiano a partecipare con un'opera teatrale all'edizione 1991 del Festival di Avignone.

Prima Sonata, per pianoforte (opera eseguita a Milano, alla Palazzina Liberty, il 14 ottobre 1994)
Questa sonata realizza un complesso progetto formale basato su una serie della matematica frattale che, spesso, guida e indirizza la mia attuale   ricerca compositiva. Così la comprensione e l'analisi degli oggetti frattali, o non-euclidei, permette la progettazione di forme magari irregolari e ad alta complessità ma con una fruibilità di tipo classico.
Non più, allora, atomi di partenza, ma molecole che si aggregano e combinano secondo una logica compositiva nuova: frattale, appunto. Tale logica impone, infatti, la riconoscibilità di ogni singola parte o frammento come immagine ridotta del tutto. Si tratta in definitiva di una nuova geometria della natura. In questa ottica la Prima Sonata vive di opposizioni e contrasti, di sviluppi imprevisti e amplificazioni di altissima densità e di attonite rarefazioni; un'avventura compositiva in sintonia con la conoscenza, sempre più esperita, delle nostre dinamiche percettive. Il pianoforte diventa pertanto strumento molteplice entrando in simbiosi anche con la celesta ed alcuni strumenti a percussione. (Marco Di Bari)

 

 
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