CALENDARIO


Eventi 2016

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Milano, MAMU, 18 dicembre 2016
Presentazione di Achrome Ensemble

PROGRAMMA:

M. Torke: da "Telephone Book": "The Yellow Pages" (I mov)
E. Toch: "Geographical Fugue"
S. Reich: "Clapping Music"
C. Corea / S. Martinotti: "Children Songs" n° 4 e 9
R. Wright (Pink Floyd): "The Great Gig in the Sky"

ACHROME ENSEMBLE

Marcello Parolini, direttore e maestro concertatore
Antonella Bini, flauti (ottavino, fl. in sol, fl. in do, fl. basso e fl. contrabbasso)
Marco Sorge, clarinetti (cl. in mib, cl. in la, cl. in sib, cl. basso, corno di bassetto)
Yoki Morimyo, violino e viola
Emanuele Rigamonti, violoncello
Gabriele Rota, pianoforte

Con la partecipazione straordinaria di:

Luca Vanoli, percussioni
Sonia Turchetta, mezzosoprano


Milano, Palazzina Liberty 4 dicembre 2016
Il Melologo

Palazzina Liberty in Musica
in collaborazione con Novurgìa (“arte e musica colta contemporanea”)

IL MELOLOGO
(progetto di Davide Anzaghi)

 

D. ANZAGHI (1936): In nomine filii
                               [testo dell'autore]
S. DI BIASE (1968): La polvere magica 
                               [testo tratto da La polvere magica di Valeria Bonadonna]
A. SAMORI' (1946): Una tua antica voce
                               [testo tratto da Parlavi per intonare una tua antica voce di                                Maria Pia Quintavalla]
F. LISZT: (1811 - 1886):Traulige Mönch (Il monaco triste)
                               Des toten Dichters Liebe (L'amore del poeta morto)
P. COGGIOLA (1967):Ode al Vento dell'Ovest
                               (testo tratto da Ode to the West Wind di P. B. Shelley]

ACHROME ensemble
Marcello Parolini, direttore e Maestro Concertatore
Antonella Bini, flauto
Emanule Rigamonti, violoncello
Gabriele Rota, pianoforte

Sonia Grandis, voce recitante

 

A PROPOSITO DEL MELOLOGO
[presentazione a cura di Davide Anzaghi]

 

Nel fertile grembo di propizie stagioni storiche, a seguito di un’intensificazione della reciproca bramosia, l’amplesso fra Parola e Suono generò esiti meravigliosi. Fu il caso, sul finire del XVI secolo, dei musicisti e letterati della Camerata Fiorentina e del Melodramma da essa presagito. L’ottocentesca liederistica fu l’altro incantevole fanciullo da quell’amplesso  scaturito.  Si  è  concluso  il  ciclo  vitale  del  Melodramma.  La  liederistica langue.
Antichissimo, ricorrente e caro agli dei, il connubbio fra Parola e Suono non è divenuto sterile. L’eterna giovinezza dei due amanti consentirebbe nuovi concepimenti. Una nuova creatura  potrebbe  essere  data  alla  luce  dalla  fertile  coppia.  Interpretarne  i  presagi potrebbe favorire il riconoscimento del nuovo lieto evento. Se nel corso del Novecento il Teatro Musicale ha conosciuto rare, memorabili sbocciature, altre forme di coniugazione di Parola e Suono hanno manifestato una significativa rinascita. È il caso del Melologo. Grazie ai  contributi  di  F.  Poulenc.  S.  Prokof’ev,  A.  Schönberg,  R.  Strauss,  I.  Stravinskij  (altri mancano al carente appello) la parola non intonata e la musica ad essa mirata additano il persistere di un rapporto che potrebbe conoscere altre, reciproche effusioni. Quali?   Ai poeti e ai musicisti compete intuirle dentro il desiderio di nuovi accoppiamenti. A patto di frequentarsi assiduamente. Di scambiarsi suggestioni che inneschino avventure comuni nelle quali confluisca il passato reinventato dal futuro.


Nel 1997 le turbolenze belliche presenti nella ex Iugoslavia indussero alcune istituzioni a patrocinare una serie di concerti dedicati al tema della pace e alle vittime più strazianti della guerra: i bambini. Ad Anzaghi fu chiesto di partecipare con un proprio contributo. L'autore scrisse, con fervida partecipazione, prima il testo e successivamente - utilizzando quel testo - un oratorio. Le prime esecuzioni ebbero luogo a Desenzano del Garda e a Verona. La vicenda narrata dal testo commosse i presenti. Le parole animarono una musica intrisa di mestizia per la sorte dell'umanità piagata dalla guerra. La vicenda immaginata dall'Autore è riprodotta nel testo. L'ispirazione umanitaria dell'opera indusse l'autore a soluzioni compositive semplici e di agevole esecuzione: per consentire la riproposta dell'Oratorio , anche con una partecipazione attiva della collettività.
[Davide Anzaghi]

Un melologo, quasi un “divertissement”, ossia la narrazione di una mini-vicenda che vede una coppia, nell'imminenza del matrimonio, alle prese con un nido d'amore fatiscente; ma basterà un po' di polvere magica per trasformare l'ambiente, inizialmente ostile, nella casa dei sogni. E per due sposi non poteva mancare la citazione mozartiana da “Le nozze di Figaro”, che funziona da refrain    in un contesto che somiglia ad un “pastiche”, sapientemente strutturato con accelerazioni e sezioni meno frenetiche, alternate e proiettate verso l'happy end. Di non facile esecuzione e giocato su una narrazione spesso incalzante e febbrile, questo melologo si discosta dall'idea imperante che la musica “contemporanea”  debba  necessariamente  scaturire  dalla  ricerca  concettosa:  anche  la musica d'arte contemporanea può essere divertita e divertente.
[Marcello Parolini]

...una tua antica voce è una composizione del 2008 che ha avuto la sua prima esecuzione a Milano nel gennaio 2009. Il testo è tratto da Parlavi per intonare una tua antica voce, un lungo componimento poetico di Maria Pia Quintavalla, poetessa milanese vivente. Il trio strumentale che accompagna la recitazione (flauto, violoncello e pianoforte) articola varie figure musicali che tendono a tessere una trama variegata e continuamente oscillante tra rigore ritmico e flessibilità melodica. La materia musicale si dipana passando da situazioni esili a passi contrappuntisticamente densi che trovano soluzione in un finale in cui le armonie si dissolvono nel registro medio-acuto del pianoforte in assonanza col senso dell'ultima parola del testo: "pura".
[Aurelio Samorì]

Liszt si è cimentato in diverse occasioni con il melologo. Der traurige Mönch è sicuramente uno degli esiti più moderni e interessanti: è infatti basato in gran parte su scale esatonali (nel 1860, due anni  prima della nascita di Debussy!) e su quinte eccedenti, è forse la prima composizione lisztiana priva in gran parte di un impianto tonale tradizionale.
Des toten Dichters Liebe (L'amore del poeta morto), del 1874, appartiene all'ultimo periodo del compositore ed è a tratti caratterizzato da sonorità morbide e quasi pre-impressioniste. E' basato su un poema di Mór Jókai, ispirato alle vicende del celebrato poeta ungherese Sandor Petöfi, scomparso nel 1849 combattendo nella guerra di Indipendenza.

[Gabriele Rota]

Negli ultimi anni i titoli delle mie composizioni hanno fatto spesso riferimento a elementi naturalistici, in particolare l'acqua, con tutte le sue affascinanti e profonde valenze simboliche. Anche l'aria però è presente nella mia riflessione musicale, in attesa di sentire un domani la necessità di confrontarmi meglio con l'elemento terrestre e igneo. La verità è che la mia concezione musicale è sostanzialmente rivolta al sempre sgomentante rapporto fra uomo e natura, e da questo punto di vista la scelta del magnifico testo di Shelley tradisce la mia vicinanza alla concezione romantica, per cui la natura è lo schermo in cui l'artista (l'uomo) proietta i propri sentimenti. Certo, la mia, vista la distanza temporale, è in realtà una posizione necessariamente aggiornata (anche in senso scientifico!), e ciò si armonizza  bene  in  fondo  anche  con  una  specifica  visione musicale neo-romantica  (per quanto valgano le etichette), che fa della preoccupazione comunicativa un argomento nevralgico, come a dire che questo sgomento, questa solitudine davanti al cosmo, ha bisogno di essere condivisa con i nostri simili, per sentirsi meno soli, e confidando in un sempre possibile neo-umanesimo.
Un'aspirazione di chiarezza, che anima da sempre il mio fare musicale, mi porta, quando affronto il genere del melologo, a imbastire relazioni simbiotiche fra testo e musica: da questo punto di vista la musica si rivela una sorta di colonna sonora delle immagini poetiche. È uno svilimento del fare musicale, che in ambito "colto" si vorrebbe da più parti oggi il più autoreferenziale possibile? Non credo. Così come l'esperienza della natura mi arricchisce, anche musicalmente, in modo non negoziabile, così l'intreccio inestricabile tra parola poetica e suoni è forse tra le alchimie artistiche più potenti.

[Paolo Coggiola]

 

ACHROME
ensemble

MARCELLO  PAROLINI,  milanese,  si  è  diplomato  in  pianoforte  (con  il  massimo  dei  voti)  con L.Leonardi e in composizione con S.Gorli e U.Rotondi presso il Conservatorio G.Verdi di Milano. Ha studiato col direttore G.Guida di cui è stato poi assistente, prima di essere chiamato a dirigere stabilmente l’ensemble Traiettorie Sonore di Como ed in seguito il gruppo strumentale del Festival U. Giordano di Baveno ed il SIMC Ensemble. Alla guida di quest’ultimo, di recente ricostituzione, ha diretto per le stagioni di Milano Classica, dell’Atelier Musicale del “Secondo Maggio” di Milano, a Cenon per il terzo Rencontre Internationale Temp’Ora, presso il prestigioso Ateneu di Bacau per il Festival  Internazionale  di  Musica  Contemporanea,  nella  Sala  Piatti  di  Bergamo  per  gli  Incontri Europei con la Musica, presso l’Accademia Albertina di Torino per Rive Gauche…In passato è stato inoltre invitato a dirigere l’ensemble Musica XX ed il coro della Nuova Polifonica Ambrosiana. Da sempre si dedica alla diffusione della musica contemporanea, suonando con l’Ensemble Nuove Sincronie (registrando per Radio France, BBC, RAI ed incidendo per Ricordi e Stradivarius), con il Divertimento Ensemble, il Tactus Ensemble, le orchestre Cantelli, G. Verdi e Milano Classica. Ha inciso per Agorà, Curci ed Eucled. Premiato in diversi concorsi, ha suonato in Italia ed all’estero in ambiti prestigiosi, spesso in duo con il grande armonicista Willi Burger. E’ stato a più riprese giurato del prestigioso “Gianni Bergamo Classic Music Award”. Titolare della cattedra di Lettura della Partitura presso la pareggiata Civica Scuola di Musica C. Abbado di Milano, all’intensa attività didattica ha affiancato per un triennio la direzione della Scuola Civica di Musica di Cassano d’Adda.

ANTONELLA BINI, prima flautista italiana Laureata CIMA (2014) - prestigioso premio CIMA patrocinato da S.A.R.Christina dei Paesi Bassi - spazia dal classico al contemporaneo suonando, anche   all'interno   dello   stesso   brano,   dall’ottavino   al   flauto   contrabbasso.   La   sua   attività concertistica la fa esibire in prestigiosi teatri di città estere e italiane (Berlino, Lipsia, Basilea, Cenon/Bordeaux,   Ginevra,Bacau,   Milano,   Roma,   Bergamo,   Genova,   Reggio   Emilia,   Fidenza, Modena, Bologna, Gallarate, Torino, Como, Modena, Venezia, Monte Argentario, Imperia, Porretta Terme, La Spezia ecc.) E' flautista stabile di SIMC Ensemble (Milano), di Eutopia Ensemble (Genova), di ArtEnsemble (Berlino), e flautista/interprete della SIMC. Collabora con i compositori: Agazzi, Anzaghi,   Boccadoro,   Cattaneo,   Ciccaglioni,   Colombo   Taccani,   Dinescu,   Dodaro,   Fontanelli, Geminiani, Guarnieri, Heller Kruger, Manzitti, Pinelli, Reghezza, Schreier, Simon, Vacchi, Venturi, Verlingeri ecc. Il suo saggio - redatto per la sua laurea di II° livello in Discipline Musicali- Flauto Traverso (Conservatorio "Cantelli" Novara) - Sofija Asgatovna Gubajdulina – Ottant’anni dedicati alla musica è pubblicato in e-book dalla casa editrice LeggereLeggere (Milano). Si è perfezionata con i maestri Marasco (Diploma Alto Perfezionamento in flauto), Mazzanti (Diploma Triennale in ottavino), Ancillotti (Diploma di Post-Formazione al CSI-Lugano), C. Levine, Pahud, Klemm, Caroli, Oliva, Kujiken; ha curato la sua formazione cameristica con il M° Damerini e per la musica contemporanea con il M° Pestalozza. E' stata segnalata nel 2011 per le Borse di Studio Severino Gazzelloni. Nel 2010 si è laureata in Conservazione dei Beni Culturali - Curriculum Storico/Artistico all'Università degli Studi di Genova, sua città natale.

EMANUELE RIGAMONTI, classe 1997, intraprende lo studio del violoncello all’età di sei anni con il M° Marco Testori. Si diploma a diciotto anni con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “G. Verdi” di Como, sotto la guida del M° Guido Boselli. Studia musica da camera con i maestri Federica Valli, Paolo Beschi, Iakov Zats e con il Trio di Parma. Ha seguito masterclass e corsi di perfezionamento con i Maestri Enrico Bronzi, Stefano Cerrato, Damiano Scarpa, Paolo Beschi, Catherine Jones, Andrea Scacchi, Cèsar Jimènez, Alessandro Andriani, Trio di Parma, Enrico Casazza e Marian Mika. Ha vinto numerosi concorsi nazionali ed internazionali e borse di studio, inoltre si esibisce regolarmente come solista e camerista per prestigiosi festival e associazioni in Italia e all’estero. Collabora con diverse orchestre ed è violoncellista del SIMC Ensemble. Ha registrato per RAI 5, Rai Radio3 e Preludio Stream Concerts. Con le sorelle Miriam (pf) e Mariella (vl) ha fondato il Trio Rigamonti, vincendo numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali (“Premio Rovere d’Oro”, “Luigi Nono”….). Con tale formazione ha tenuto cinquanta concerti per prestigiosi festival e associazioni musicali e ha suonato presso il Musikverein di Vienna in seguito alla vittoria del primo premio al “Vienna Grand Prize Virtuoso” International Music Competition. Nell’ambito della musica barocca è direttore artistico di rassegne musicali nel territorio comasco.

GABRIELE ROTA si è diplomato al “Donizetti” di Bergamo in pianoforte con Tiziana Moneta e in composizione con Vittorio Fellegara. Ha in seguito studiato alle accademie di Biella e di Roma con Aldo Ciccolini, che di lui ha scritto: "La sua facoltà di assimilare stili diversi è miracolosa quanto quella di imprimere nelle dita lavori di grande difficoltà. Gabriele Rota ha tutte le carte in regola per una carriera internazionale". Dal 1986 costituisce con Tiziana Moneta un Duo pianistico internazionalmente noto come una delle formazioni più interessanti del panorama musicale, ospite con vivo successo delle più prestigiose istituzioni concertistiche italiane. Il Duo ha tenuto concerti in tutta Europa, spesso in trasmissione diretta per varie emittenti Radio. L’intensa attività discografica del Duo ha sortito CD per Sipario, Edipan, Incontri Europei con la Musica, La Bottega Discantica, comprendenti, tra l’altro, la prima registrazione mondiale di lavori di Respighi e Brahms, l’opera integrale per duo pianistico di Debussy, Ravel e Dvo?ák, e numerose prime assolute, scritte appositamente per il Duo da importanti compositori italiani. Gabriele Rota svolge inoltre attività camertistica con diversi musicisti, in specie con la flautista Antonella Bini e il clarinettista Rocco Parisi, ed è spesso protagonista di recital solistici, anche con la partecipazione di attori per la lettura di brani poetici. Dal 2004 Gabriele Rota è segretario della Società Italiana di Musica Contemporanea (SIMC). Sue composizioni sono state eseguite in Italia e all’estero e pubblicate dalla Bèrben. La rivista Seicorde ha scelto il suo Notturno e Divertissement per voce e chitarra quale "Spartito del mese". Gabriele Rota è docente di Lettura della Partitura presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

SONIA GRANDIS,  attrice e regista, si diploma sotto la guida di Ernesto Calindri all’Accademia dei Filodrammatici di Milano con medaglia d’oro e si laurea in Storia del Teatro all’Università Cattolica con una tesi sulla spettacolarità barocca  segnalata al Premio Ludovico Zorzi. Ha debuttato  con Post Hamlet di G. Testori. Ha lavorato in teatro, radio e televisione.  Si occupa anche di teatro musicale in varie forme, oltre che come regista,  come attrice  in performance con ensemble di musica contemporanea . Vincitrice del concorso a cattedre per titoli e esami è docente di arte scenica  dal
1992 . Nel 2013 come referente del Laboratorio Cantarinscena del Conservatorio Verdi  ha curato la regia de La Bella dormente nel bosco di O. Respighi al Teatro Rubinstein di San Pietroburgo e alla Sala Verdi di Milano, direttore Marco Pace.
Collabora con il pianista Michele Fedrigotti nell’ideazione e rappresentazione di
concerti/spettacolo, tra cui Le Giardiniere, sulle artiste del Risorgimento e ha curato la regia di  Four
Walls di J. Cage al Saint James Centre de La Valletta, Malta.
Con la giornalista Valeria Palumbo partecipa a readings e incontri teatrali sulla storia delle donne. Ha ideato e codirige il festival MITOMANIA, “conversazioni” interculturali sul mito,  a Ragusa Ibla. Nel 2016 ha recitato al Teatro San Babila in Ciò che vide il maggiordomo di Joe Orton.

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