PROFILO COMPOSITORI, AUTORI

Arnold Schönberg (1874 - 1951) vai agli altri compositori

Drei Klavierstücke, op. 11 (1909), Sechs kleine klavierstücke, op. 19 (1911), Fünf Klavierstücke, op. 23 (1923), Suite op. 25 (1923), opere eseguite a Milano alla Palazzina Liberty il 21 novembre 1996
Il pianoforte solo non ha una presenza quantitativamente ampia nella produzione di Schönberg; oltre alle pagine in programma questa sera, il suo scarno catalogo pianistico comprende solo Tre pezzi del 1894 (gli unici rimasti di un gruppo di sei), un Alla marcia dello stesso anno, due Klavierstücke (1928 e 1931) e le Variazioni op. 40 su un recitativo d’organo (1941). Poi nient’altro. E tuttavia la collocazione cronologica delle quattro composizioni è tale da assegnare loro un posto importante nell’ambito del percorso linguistico del compositore. Scrive Glenn Gould: “È possibile seguire l’evoluzione delle idee stilistiche di Schönberg attraverso la sua scrittura per il pianoforte”. E poco più avanti, in risposta a quanti hanno a lungo ritenuto che l’autore di Erwartung non sapesse scrivere per questo strumento, aggiunge: “Non c’è una sola frase in tutta la sua musica pianistica che sia mal concepita per la tastiera”. L’op. 11, datata 1909, è contemporanea al ciclo liederistico Il libro dei giardini pensili e ai 5 pezzi per orchestra op. 16; dunque appartiene a uno dei periodi cruciali della ricerca schönberghiana per una via nuova, che lo allontani dalla tonalità. Certo questa non può essere negata di colpo - e Schönberg aveva un senso vivo della storia della musica - tant’è vero che anche in queste tre pagine echi di Brahms si levano inconfondibili qui e lì. Al primo pezzo, di classica forma tripartita e costruito sulla cellula melodica delle prime tre battute, segue una pagina centrale più ampia, dai contrasti tematici e dinamici molto accentuati, che un pedale rende ancora più accesi. L’ultimo presenta una scrittura più audace, da Leibowitz definita “atematica”, inserita all’interno di una forma, a quei tempi originale, di sezioni disposte in sequenza, provvista ciascuna di una propria individualità. Composti due anni dopo - inverno/estate 1911 - i Sei piccoli pezzi op. 19 sono poco più che lampi di idee musicali, che in un certo senso anticipano la concentrazione aforistica di un Webern ancora di là da venire. Il più lungo, il primo, comporta 18 battute; i più brevi, il secondo e il terzo, 9 ciascuno. Ciò che colpisce l’ascoltatore è lo straordinario páthos che si leva da ogni figura musicale, ognuna delle quali accumula una tensione che si scarica su quella successiva e così via di bagliore in bagliore. Il sesto, marcato “molto lento” è stato composto negli stessi giorni dei funerali di Mahler a Vienna, al quale Schönberg dedicherà il Manuale d’armonia di quello stesso anno; il brano si chiude con un doppio, cupo, accordo di sei note marcato in partitura “wie ein Hauch” (come un soffio). Con l’op. 23 e l’op. 25 il cammino lungo la nuova via - la dodecafonia - ha inizio. I primi quattro dei cinque pezzi dell’op. 23 sono ancora prove d’autore, nelle quali il nuovo principio è come intravisto e fatto solo intuire. Nel primo domina quella scrittura contrappuntistica alla quale la dodecafonia attingerà a piene mani per trasformarsi da tecnica a linguaggio. Il secondo, il terzo e il quarto presentano, rispettivamente, una serie di nove, cinque e ancora cinque note, alle prese con strutture formali tradizionali, quali forma-sonata (il secondo) e scherzo (il quarto) o figurazioni classiche come l’arpeggio (il terzo). Il sesto e ultimo, Walzer, è la prima pagina di Schönberg, e quindi della storia della musica, interamente dodecafonica; anche qui, tuttavia, il compositore non si stacca del tutto dalla tradizione, in quanto si colgono, qui e lì, allusioni all’antico Ländler. La composizione della Suite, terminata nel ‘23, è da considerarsi una naturale prosecuzione dell’op. 23 dal momento che sulla scia dell’ultima pagina di questa la dodecafonia vi trova la sua definitiva consacrazione. Articolata in cinque brani con un Intermezzo al centro a fare da cesura, è costruita su una serie completa (MI-FA-SOL-REb-SOLb-MIb-LAb-RE-SI-DO-LA-SIb) trattata secondo le tecniche canoniche del contrappunto; da notare che le ultime quattro note corrispondono, nell’alfabeto tedesco, alle lettere H-C-A-B che, lette dall’ultima alla prima, sono un omaggio a Bach.

Drei Volkslieder (1929) opera eseguita al Teatro litta il 29 novembre 1998
Tra il 1929 e il 1933, mentre lavorava a composizioni di diversa natura, tra le quali l’opera Moses und Aron, Schönberg si dedicò a libere elaborazioni di musiche del Settecento (Monn e Händel) e a trascrizioni di musiche popolari: sia per voce e pianoforte che per coro misto a quattro voci a cappella. A quest’ultimo gruppo appartengono i Drei Volkslieder del 1929. Si tratta di tre canti popolari tedeschi risalenti al XV e XVI secolo, il primo dei quali subirà una seconda rielaborazione nel 1948 (op. 49): Es gingen zwei Gespielen gut (Due amici passeggiavano, 1540); Der Mai tritt ein mit Freuden (Maggio arriva portando gioia, 1545); Mein Herz in steten Treuen (Il mio cuore sempre fedele, XVI secolo).


 

 
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