PROFILO OPERE

Witold Lutoslawski (1913-1994)

Witold Lutoslawski, compositore polacco, ha mostrato dagli esordi della sua carriera fino alle prime importanti composizioni, come le Variazioni sinfoniche e la Prima Sinfonia, uno spiccato interesse sia per l'impianto formale che per il contrappunto, fattori che gli costarono la ritrattazione stilistica imposta dal "realismo socialista" zdanoviano, che anche in Polonia esercitava le sue pressioni.
Dopo l'esclusione dai concerti della Prima Sinfonia si è intensificato il rapporto del compositore con la musica popolare, ma senza un interesse etnomusicologico come in Bartók, Kodály o nello stesso Szimanowski.
Lo stile della maturità di Lutoslawski è caratterizzato dalla tendenza di volta in volta a costituire un sistema formale ben definito, da uno spiccato interesse armonico-coloristico e da una tensione altamente drammatica. A tali caratteristiche   si aggiungeranno sempre più nell'ultima fase (gli anni '70 e '80) procedimenti di organizzazione matematica (da giovane era stato iscritto alla facoltà di matematica dell'Università di Varsavia) applicati soprattutto al ritmo, e ciò per ottenere un controllo assoluto del materiale: in ogni caso la musica di Lutoslawski rimane lontana dal valore simbolico della numerologia di un Boulez o di uno Stockhausen.

Variazioni su un tema di Paganini, per due pianoforti: opera eseguuitas a MIlano alla Palazzina Liberty il 20 ottobre 1994
Non è possibile affrontare un principio compositivo della musica occidentale riuscendo a fuggire tentazioni accademistiche. Vieppiù quando il procedimento in questione è quello della variazione, principio cardine di tutta l'arte musicale occidentale, dal gregoriano alla dodecafonia.
Queste Variazioni su un tema di Paganini (1941), che appartengono alla produzione di Lutoslawski ancora intrisa di bartokismo, offrono un dispiegamento di soluzioni virtuosistiche atte ad esaltare ed esplorare le possibilità dello strumento, in prosecuzione di quanto Liszt e Chopin avevano fatto nel secolo precedente. (Dario Giugliano)

Grave, Metamorfosi per violoncello e pianoforte (1981) Milano, Palazzina Liberty, 26 ottobre 1996
È appunto all'ultima fase stilistica del compositore polacco che appartiene Grave, Metamorfosi per violoncello e pianoforte, scritto nel 1981 in memoria di Stefan Jarocinski: si noterà sin dalle prime battute di questo Tombeau l'attenzione all'organizzazione intervallare delle frasi esposte dal violoncello solo, come pure il compromesso o la ricerca di

una via alternativa fra tonalità, modalità, pentafonia e atonalità. Sono frequenti in questo brano, per esempio, le sovrapposizioni di scale pentatoniche o tetracordi modali alla scala cromatica. L'avvicendarsi di pianoforte e violoncello su un piano di sviluppo paritario deriva in Grave   dalla presenza di una cellula tematica germinativa costituita da un'appoggiatura cromatica discendente (e ascendente): tale appoggiatura sta alla base di tutto lo "sviluppo" centrale del brano che trova il suo climax espressivo in un lungo trillo nel registro acuto del violoncello (sol bem-la bem). Tale trillo viene infine sottolineato da una scala glissata del pianoforte, risultante dall'alternarsi di una scala pentatonica (alla mano sinistra) e di una scala locria (alla destra), cui segue una drammatica enunciazione in fortissimo di ottave e accordi alterni del pianoforte.
La Coda è esposta dal violoncello che riprende l'appoggiatura cromatica discendente moltiplicandola da due fino a cinque note, dopodiché   riespone le quattro note coronate dell'inizio fino alla estinzione del brano realizzata dal pianoforte su ampi intervalli e un lungo armonico di la del violoncello.


 

 
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