PROFILO OPERE

Leos Janácek (1854-1928)

Pohádka (Racconto), per violoncello e pianoforte: opera eseguita a Milano alla Palazzina Liberty il 26 ottobre 1995
Fondamentale è stato il legame fra Janácek e la cultura russa: a Brno il giovane musicista aveva fatto parte dei circoli russi, e nel 1903 partecipò attivamente al raduno panslavo di San Pietroburgo in cui si tentò di unificare le varie culture slave, soprattutto in chiave antiaustriaca. Frequenti saranno pure i viaggi del compositore in Russia, come assidue le letture di Gogol', Tolstoj, Dostoevskij nella lingua originale, che egli possedeva perfettamente.
È dal diario dalla Siberia di Dostoevskij che Janácek trasse lo spunto per la sua ultima opera, La casa dei morti , come da un racconto di Alexandr Ostrovskij aveva ricavato l'opera Katia Kabanova, mentre ci rimane solo un frammento di un' Anna Karenina, poi abbandonata. Proprio a Tolstoj si collega una delle composizioni più celebri dell'ambito cameristico: il Quartetto per archi n. 1 (1923), ispirato alla Sonata a Kreutzer   del grande scrittore russo.
Anche   Pohádka   per violoncello e pianoforte (prima versione del 1910) in 3 movimenti, attinge al mondo russo, traendo lo spunto dalla "Leggenda dello Zar Berendej", poema epico di V. A. Zukovskij (1783-1852) in cui si narra la storia dello Zar e di suo figlio, lo zarevic Ivan, innamorato della principessa Marja, figlia di Koshchei, re degli abissi. Lo zarevic aveva scorto un giorno su un lago trenta anatroccoli dalle piume d'argento i quali si erano trasformati sotto i suoi occhi in altrettante splendide fanciulle. Tra Marja, la più bella di tutte, e il bel giovane sboccia improvviso l'amore. I due riescono a superare numerosi ostacoli e scampare a diversi pericoli, ma cadono nelle trame di un Re e di una Regina i quali vogliono dare in sposa allo zarevic la loro unica figlia. Ivan, per un sortilegio, dimentica Marja, che per il dolore si trasforma in un fiore azzurro: l'incantesimo verrà spezzato finalmente da un vecchio viandante e i due giovani potranno ritrovarsi e vivere felici nel castello dello Zar.
Nel corso di questi tre brani cameristici ispirati a Pohádka, la fanciulla viene deliberatamente evocata dalle sonorità quasi incantate del pianoforte, laddove il giovane è caratterizzato dal violoncello. L'elemento timbrico-armonico della tastiera pianistica - con un procedimento per terze delle parti estreme e le quartine interne - se da un lato ci riporta al Debussy pianistico, dall'altro evoca il clima malinconico e sognante del simbolismo slavo di Rusalka , capolavoro operistico di Dvorák.
Alle brevi frasi di 3/4 battute del pianoforte nella tonalità di Sol bemolle si alterna il pizzicato del violoncello: un caratteristico frammento tematico ostinato di 5 note che esprime il richiamo (fanfara o liuto?) del giovane principe. Finalmente il violoncello si scioglie in una serie di quartine intrecciando un dialogo sempre più serrato col pianoforte, fino ad arrivare ad un'esposizione a canone della stessa tormentata melodia ( Andante ) nel Sol bemolle "dorico"; una figurazione ostinata di duine discendenti affidate alla mano sinistra del pianoforte caratterizza tutta questa affannosa seconda sezione, la cui esposizione a canone della melodia ci riporta, sia per la medesima impronta, sia per vicinanza tematica, al celebre passaggio a canone degli ottoni nell'ultimo atto di Jenufa. Raggiunto il massimo della tensione (climax sul trillo del violoncello e pianoforte), si apre una sezione nuova   in 2/8 (Un poco più mosso) in cui il pianoforte canta in ottave parallele il tema d'amore, mentre il violoncello, su ritmo staccato di terzine, esprime onomatopeicamente l'andamento di una cavalcata. La Coda è costituita dall'ostinato di duine e dal tema d'amore sino all'accelerando e crescendo su cui le duine prendono decisamente il sopravvento.
Il II movimento ha inizio con un breve dialogo di 6 battute a canone fra i due strumenti: pianoforte staccato e violoncello pizzicato, nello stile di uno Scherzo. Ma dello Scherzo abbiamo solo un accenno, poiché subito dopo, per giustapposizione, fa seguito una sezione lirica di 12 battute (Adagio) alla fine della quale riappare ancora per sei battute l'elemento staccato del potenziale Scherzo. Ritorno della nobile melodia ( Adagio poco rubato ) stavolta al grave, alla quale si sovrappone il pizzicato (Tema dello Scherzo) del violoncello. I due strumenti-personaggio si scambiano i ruoli in una crescente concitazione (Più mosso - Ancora più mosso) che confluisce in una breve Coda col ritorno del motivo iniziale dello Scherzo fino alla sua estinzione tematico-dinamica (Poco a poco adagio   e stinguendo).
Il III movimento presenta tutta l'eroica baldanza del giovane zarevic, attraverso un tema dal carattere tipicamente russo, ancorché assolutamente originale del compositore (come egli stesso tenne a precisare), tema dai caratteristici due quarti marcati (e staccati) ed   il conseguente trillo.
La parte centrale è caratterizzata da uno sviluppo motivico elaborato dal violoncello su un processo modulante caratterizzato dalle duine (ascendenti e discendenti) del pianoforte. Anche   quest'ultimo movimento si conclude con una dissolvenza dinamico-tematica che tende a sottolineare il carattere irreale e fiabesco della vicenda trattata.
L'abilità di Janácek in questo "Racconto" sta nel penetrare, nonostante la scrittura cameristica di soli due strumenti, lo spirito della leggenda russa, così come, con mezzi più dispendiosi aveva fatto il russo Rimskij-Korsakov e proprio in quello stesso anno (1910) stava facendo Stravinskij con l'Uccello di Fuoco. (Francesco Attardi Anselmo)


 

 
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