PROFILO COMPOSITORI, AUTORI

Paul Hindemith (1895-1963) vai agli altri compositori


Sonata per clarinetto e pianoforte (1939) Teatro Litta, 15 novembre 1998
La Sonata appartiene ad un periodo di intensa attività cameristica di Hindemith. L’impianto formale - Allegro, Scherzo, Adagio, Finale - e il gusto per una marcata varietà espressiva sono di palese derivazione classica. All’andamento vigoroso del I tempo segue quello spensierato del II; il III è marcato da una delicata malinconia (Fa minore) e sull’ultimo si stende quasi un velo di nostalgia.

Sonata per due pianoforti (1942)
Teatro Litta, 31 maggio 1999
Molto più significativa della Sonata a quattro mani del 1938, questa Sonata è contemporanea a quel Ludus tonalis con il quale condivide la nascita in terra americana - dal 1940 al 1953. Hindemith ha insegnato composizione all'Università di Yale - e la maestria polifonica. Quest'ultima interessa, di fatto, tutta la struttura, disposta in tre grandi sezioni al centro della quale si leva un Canone dalle proporzioni grandiose; a loro volta, le due parti estreme hanno un'articolazione interna speculare. Ad una distribuzione del peso formale così equilibrato corrisponde, per altro, uno sbilanciamento di quello espressivo-tematico, nel senso che da quest'ultimo punto di vista il cuore nevralgico di tutta la Sonata è spostato in avanti. Questa si apre con un Glockenspiel dall'andamento lento, le cui sonorità stilizzate fanno perno su un ostinato di tre note (Si-Re-Mi) che prepara con grande effetto l'Allegro successivo, dalla scrittura polifonica molto serrata, quasi orchestrale. Segue il Canone del quale si parlava in apertura, costruito su un'ampia melodia affidata al 1° pianoforte, al quale il 2° risponde, un’ottava sotto, ad una battuta di distanza; il processo imitativo così avviato prosegue per tutta la sezione sino a quando, sul finire, si ripresentano alcuni motivi del Glockenspiel. Anche la terza ed ultima parte di questa monumentale pagina si apre con un tempo lento, marcato Recitativo, che rappresenta il punto vitale di tutta la Sonata e per la quale Hindemith si è rifatto al poema inglese del XIV secolo This world's joy il cui testo fa riferimento alla caducità di questo mondo. Al 1° pianoforte è assegnata la pensosa parafrasi musicale di questo concetto, al quale il 2° aggiunge più avanti rintocchi quasi di campane, che richiamano - ancora una volta - le sonorità del Glockenspiel. Segue, senza interruzione, la Fuga finale (doppia a quattro voci), forse la più imponente di Hindemith .(Ettore Napoli)

 


 

 
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