PROFILO COMPOSITORI, AUTORI

Claude Debussy (1862-1918) vai agli altri compositori

Per ampiezza e qualità della produzione, il pianoforte occupa un ruolo centrale nell’attività creativa di Debussy; in questo modo egli da un lato si pone lungo la via tracciata da Mozart, Beethoven, Chopin, Liszt. Dall'altro è in sintonia con contemporanei - e successori - quali Bartók, Busoni, Rachmaninov, Prokof’ev, tutti compositori che erano anche grandi pianisti. Ma da questi Debussy si distingue per essere stato l’unico ad avere affermato la propria personalità pianistica in ritardo rispetto a quella compositiva: del resto, già il suo insegnante di pianoforte al conservatorio, A. F. Marmontel, lo rimproverava di suonare lo strumento più da musicista che da pianista. E, a conferma di come in lui l’artista prevalesse sul virtuoso, va ricordato che egli si vantava di potere suonare - a memoria - il Tristano di Richard Wagner partendo da una battuta qualsiasi.

En blanc et noir (1915) opera eseguita al Teatro Litta il 31 maggio 1999
Alla musica per pianoforte a quattro mani e per due pianoforti Debussy ha riservato uno spazio molto ridotto e, al contrario di quella per lo strumento solo, non sempre di qualità eccelsa. I relativi cataloghi comprendono: la Petite suite (1889), la Marche écossaise (1891) e Six épigraphes antiques (1914); Lindaraja (1904) e En blanc et noir (1915). Vale forse la pena ricordare che le prime due pagine sono state anche trascritte per orchestra: rispettivamente, da Henri Büsser nel 1907 e dallo stesso compositore nel 1908. Tra tutte queste En blanc et noir è senza dubbio la più riuscita. Articolata in tre parti, la composizione risale al 1915 e rientra in un periodo creativamente molto felice - Etudes 1-11, il progetto delle Six sonates avec plusieurs instruments (limitato a tre dalla morte sopraggiunta nel 1918) - che fa da contrappeso allo stato di prostrazione psicologica nel quale l'aveva gettato il conflitto mondiale. Di quest’ultima ? testimonianza la dedica del secondo brano “au lieutenant Jacques Charlot (nipote del suo editore Durand) tué à l’ennemi en 1915, 3 mars”, immerso all’inizio in un'atmosfera 'sombre' e che poi si apre in un respiro melodico sempre più ampio, anche incalzante, mai però pienamente definito, sino alla conclusione così secca da apparire brutale. Agli estremi sono collocati due brani molto diversi per scrittura e carattere: alle sonorità contrastanti e virtuosistiche del primo, si contrappongono le leggerezze non di rado impalpabili e l'andamento quasi improvvisativo del terzo. (Ettore Napoli)

Etudes, I livre (1915); Etudes, II livre (1915)opera eseguita al Teatro Litta l’8 novembre 1998
I due libri degli Etudes chiudono l' ampia produzione pianistica di Debussy, inaugurata nel 1880 da una Danse bohémienne che, di fatto, ne inaugura l' attività compositiva. La stesura rientra nell' ultimo periodo di creatività di Debussy, nell’estate- autunno del 1915, trascorso in Normandia e nel corso del quale oltre che alle due raccolte egli lavora anche ai tre capricci En blanc et noir per due pianoforti e a un gruppo di Sonate da camera per ensemble strumentali diversi. Due anni prima aveva portato a termine per l' editore Durand la revisione dell' opera omnia di Chopin; è in seguito a questa frequentazione che nasce in lui l' idea degli Etudes, anche questi divisi in due libri, articolati in 6 brani ciascuno però, non in 12 come le opp. 10 e 25 dell’amatissimo compositore polacco. Come scrive F. R. Tranchefort, "fornendoci un preciso metodo per l' interpretazione e la chiave dell' intero universo pianistico debussyano, gli Etudes si risolvono in musica vera, pura, non più evocatrice come nei Préludes; in un sentimento più interiore, più essenziale [...]. Al contrario degli Etudes di Chopin e Liszt, lo scopo non è la potenza o la velocità, ma la souplesse e l' agilità acrobatica delle dita. La successione dei brani è la seguente: I libro: 1) Pour les cinq doigts, d ' après Monsieur Czerny; 2) Pour les tierces; 3) Pour les quartes; 4) Pour les sixtes; 5) Pour les octaves; 6) Pour les huit doigts. II libro: 1) Pour les degrés chromatiques; 2) Pour les agréments; 3) Pour les notes répetées; 4) Pour les sonorités opposées; 6) Pour les arpèges composés; 6) Pour les accords.

Rapsodia per clarinetto e pianoforte (1909/10) - opera eseguita al Teatro Litta il 15 novembre 1998
Scritta per un concorso bandito dal conservatorio di Parigi, questa Rapsodia sarà subito dopo orchestrata dallo stesso Debussy. Al clarinetto è di fatto affidata la conduzione di tutto il discorso tematico, interrotto da cadenze altamente virtuosistiche dello strumento.

Contemporaneamente ai Trois Poèmes de Mallarmé e alla Boite à joujoux e al secondo libro dei Douze Préludes per pianoforte, Syrinx è stata eseguita per la prima volta il 1° dicembre del 1913 dal flautista Louis Fleury in occasione della rappresentazione di Psiché di Gabriel Mourey. Poeta, drammaturgo, romanziere, critico d’arte, questi era uno degli amici più intimi di Debussy, con il quale condivideva, tra l’altro, l’interesse per Richard Wagner, Edgar Allan Poe e L’Art Nouveau. Dei numerosi progetti artistici elaborati insieme, il solo a concretizzarsi è stato appunto quello relativo a Psiché, una pièce teatrale scritta da Mourey per la quale Debussy avrebbe dovuto comporre la musiche, delle quali questa è stata l’unica portata a termine; in un primo tempo Debussy l’aveva chiamata La flûte de Pan (il mitico fauno dell’Aprés-Midi di Mallarmé che aveva già ispirato il compositore nel 1894). Nel suo saggio su Debussy del 1980 Harry Halbreich definisce Syrinx “contropartie musicale des motifs décoratifs passés de l’Art Nouveau à l’impressionisme”. (opera eseguita alla Palazzina Liberty a Milano il 29 aprile 1998)

Nel 1985 Pierre Louÿs, di otto anni più giovane di Debussy, pubblicava la raccolta Les Chansons de Bilitis dedicata ad André Gide, con il quale l’anno precedente aveva soggiornato per alcuni mesi in Algeria dove aveva conosciuto e frequentato una bellissima sedicenne di Biskra, il cui nome, Meriem ben Atala, veniva riportato all’inizio della raccolta. Debussy fu subito attirato dal simbolismo affascinante e sensuale dei versi, affine a quello del Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck, che nel 1985 egli aveva già terminato di trasferire in musica (ma per la prima dell’opera bisognerà attendere il 1902). Nonè da escludere che ad attirare il compositore sia stata la duplicità del simbolismo delle Chansons, nel senso che queste recavano nel titolo la dizione “traduites du grec”, ovvero presentate come traduzioni di poesie di una poetessa greca contemporanea di Saffo (in realtà ne erano una perfetta imitazione). Debussy scelse tre di quei poemetti: La Flûte de Pan, La Chevelure e Le Tombeau des Naïades eseguiti per la prima volta nella versione originale per voce e pianoforte nel marzo 1900, con lo stesso compositore al piano. L’anno successivo, in vista di una “lecture mimée” di tutta la raccolta al Théâtre des Variétés di Parigi, ne approntò una seconda versione per un organico in grado di avvolgere i versi in una “musique d’ambience”: due flauti, due arpe e celesta (nel 1914 le musiche di sei poemetti saranno rielaborate per pianoforte a quattro mani o pianoforte solo con il titolo di Six Epigraphes Antiques)( Ettore Napoli)

 

 
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