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Il nuovo evento letterario e musicale


Mariella De Santis

La pesca del cigno
II braccio era bianco bianco con una vena azzurrina stranamente tenue. II volto nell'incavo del braccio, come in posa per una foto, leggermente rivolto verso la porta d'ingresso. II letto era sfatto senza essere sciatto. Le lenzuola le coprivano il bacino e la gamba destra fuoriusciva dal bordo mostrando quel piede curatissimo ma con le unghie già scure.
Gli occhi erano socchiusi quasi in accordo con la forma delle labbra. La bocca schiusa mostrava alcuni denti perlacei.
Intorno al collo una lunga sciarpa turchese di seta annodata sulla nuca la faceva assomigliare a quei cigni di plastica che da bambine ci divertivamo a pescare nei luna park. Ma poi non era proprio una gioia, era quasi uno spasmo. Noi che non facevamo male ad una mosca, davamo fondo ad ogni piccolo risparmio per accanirci nella pesca che resa fluttuante dal movimento delle nostre prede non rendeva facile la vincita, annunciata dal clangore che il cappio di metallo provocava intorno al collo di plastica dell’animale. Bianco e azzurro sotto le cerulee luci, il cigno si sollevava dall’acqua in un mesto volo che ci procurava un momento di assoluta silenziosa soddisfazione. II letto era immobile invece. Mia sorella era morta. Sesso estremo, mi disse l'ispettore. No, si sbaglia, credeva soltanto di essere il cigno, gli risposi io.


 

 
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