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Il nuovo evento letterario e musicale


Alik Cavaliere

Pian Cordova, Romagnano Sesia 28078

Pian Cordova è precisa realtà    il mio lavorolavorio è trasformazione traduzione utopica fiducia di giungere alla fine del millennio indagando su me stesso sognando di intrappolare ombre evocate da un oscuro profondo di rocce di terra di strati innumeri prorompenti attraverso la crosta    il velo verde smeraldo odoroso di prato umido di pioggia di acqua di fiume    caldo di sole di concime fermentato dalle veglie di vaniloquio delirante delle riflessioni solitarie    la visione appare ferma statica ora è ondeggiante dilaga su se stessa    Pian Cordova si fa clessidra segna il tempo passatopresfuturo dal suo ventre escono da me evocati generati dai    sogni fantasmi divengono immagini e la scultura si dilata nel paesaggio    modella lo spazio circostante    manipolando pensieri ripensamenti di una vita    incognita raccontata    diviene opera    artificio... Fast Museum    è già il momento nel quale vedo a occhi chiusi distinguo nettamente le sagome ma solo quando traduco le rilevazioni interiori in esterne forme visibili l'immaginato diviene immagine di sé dei miei pensieri suggestioni passioni proiettate nel futuro la mia vita passata rimessa in gioco nel presente e mi ritrovo a percorrere il "mio" spazioprogetto    posso perdermi ritrovare il sentiero nell'ansiosa attesa respiro mi inoltro modifico l'itinerario il percorso nel labirintico intrico delle fantasticherie ritrovo altro il ricordo indissolubile legato alla speranza futura    Pian Cordova e io    io e Pian Cordova il futuro è oggi già domani   dopodomani è per me nella sfera dell'insondabile Destino

Pian Cordova, venti due maggio millenovecentonovantasei

 

dai suoi appunti

Vorrei ritrovare ciò che mi ha coinvolto: fatti, suggestioni, oggetti… ma il ricordo ripreso, ripetuto si impoverisce, sfugge…

Un sogno, la memoria – la memoria come labirinto inestricabile di pensieri, uno spazio di riferimenti, reperti, frammisto a un “materiale di repertorio” anche di più presenze indistinte autonome rispetto a na storia ipotetica – dove la memoria e la mente diventano il giardino essi stessi da visitare per un percorso (anche nel futuro, un futuro arricchito dalla memoria del passato) …mi trovo viandante nei percorsi della mente, negli  imprevisti, nelle stratificazioni, negli incidenti di un percorso senza punti di arrivo o itinerari sicuri senza una meta individuabile, un “centro” rispetto a una periferia; un affascinante viaggio senza soste… unico riferimento la coscienza del vagare, dell’accumulo, del continuo trovare qualcosa, forse per ritrovare attraverso le immagini generate se stessi …

 


Alik Cavaliere (Roma 1926 - Milano 1998)
Uno scultore che non si limitò mai a ripetere la propria opera, che seppe superare dialetticamente se stesso ad ogni tappa, rivisitando ogni volta, trasformando e rielaborando i motivi della propria ispirazione, rifuggendo ogni abitudine, il dato, l'acquisito, trascendendo l'attualità della propria creazione in forme sempre nuove, complesse e contraddittorie, uguali e diverse, mai scontate o convenzionali.

Un percorso che stupisce e affascina, che avvolge e calamita lo spettatore, un itinerario che non si lascia ordinare, che non risponde alla legge banale dell'accumulo, ma che ha origine dalla rielaborazione, dalla curiosità, dalla contraddizione, dove ogni stanza è inizio e fine di un viaggio, forma nuova, inaspettata, spaesante.

È quello che Dario Fo, nel saggio introduttivo al catalogo della mostra di Palazzo Forti chiama "imprevedibile" Alik.

 

 
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